Vendi link e monetizza il tuo sito: ordini da inserzionisti verificati, il tuo prezzo, pieno controllo editoriale, pagamento garantito.
Se hai un sito con contenuti curati e un po' di traffico, **vendere link** sotto forma di articoli sponsorizzati può diventare una fonte di ricavo concreta, a patto di farlo con criterio. Su LinkBooster l'iscrizione è gratuita, sei tu a fissare il prezzo e vieni pagato dopo la pubblicazione. Qui trovi come funziona, quali siti vengono accettati, quanto si può guadagnare e come proteggere il tuo posizionamento.
Il percorso è lineare. Ti registri gratuitamente, aggiungi il tuo sito e compili la scheda con i dati principali: tematica, paese, lingua, tipo di link offerto e prezzo. Il prezzo lo decidi tu, e puoi rivederlo nel tempo in base alla domanda e al valore che il tuo sito offre agli inserzionisti.
Una volta online, la scheda entra in un catalogo di 227736 siti disponibili, consultabile dagli inserzionisti. Prima di ordinare, chi acquista vede autorità, traffico stimato, tematica, paese, lingua, prezzo e tipo di link: per questo una scheda accurata e onesta ti porta richieste più pertinenti e meno trattative a vuoto.
Quando arriva un ordine, lo valuti. Puoi accettarlo oppure rifiutarlo, per esempio se l'argomento non è in linea con la tua linea editoriale. L'articolo può essere fornito dal cliente o commissionato come opzione a parte; in entrambi i casi la pubblicazione sul tuo sito resta sotto il tuo controllo, e il tempo indicato per completarla va dai 7 ai 30 giorni.
Sul fronte economico, il pagamento dell'inserzionista viene trattenuto dalla piattaforma fino alla pubblicazione. Se l'articolo non esce entro i tempi previsti, il cliente viene rimborsato; se invece pubblichi, vieni pagato. È un meccanismo che tutela entrambe le parti. Per un quadro più ampio puoi leggere la pagina Come funziona: comprare e vendere link oppure la guida Come monetizzare il tuo sito con gli articoli sponsorizzati.
Non basta avere un dominio qualsiasi. Gli inserzionisti scelgono in base a autorità, traffico stimato e coerenza tematica, e un catalogo credibile deve contenere siti che abbiano senso per chi compra. Un blog attivo, con contenuti originali, una tematica riconoscibile e visitatori reali ha molte più possibilità di ricevere ordini rispetto a un sito dormiente o pieno di pagine generiche.
La qualità conta più della quantità. Siti nati solo per vendere link, con articoli scollegati tra loro e nessun pubblico, sono proprio il tipo di rete che rischia di perdere valore; ne parliamo nella guida su come riconoscere PBN e link farm. Evitare questo profilo è nell'interesse sia dell'inserzionista sia tuo.
Il catalogo è organizzato in 16 tematiche e in 69 paesi con una pagina dedicata. Se il tuo sito rientra in categorie come news e media, business e imprenditoria, tecnologia e informatica o viaggi e turismo, puoi osservare come vengono presentati i siti simili al tuo e allineare la tua scheda di conseguenza.
Anche la lingua e il paese pesano. Un sito italiano ben posizionato nel proprio ambito interessa chi vuole raggiungere lettori italiani, mentre un sito in un'altra lingua risponde a esigenze di SEO internazionale. Dichiarare questi dati con precisione evita rifiuti e malintesi.
Il guadagno dipende dal prezzo che fissi e dalla domanda che il tuo sito riesce a generare. Come riferimento, ecco l'indice dei prezzi del catalogo (articolo compreso, IVA esclusa), espresso come 25º percentile / mediana / 75º percentile per fascia di autorità DR o DA: 0–19: 69 / 139 / 335 € (162709 siti); 20–29: 76 / 152 / 375 € (17874 siti); 30–39: 107 / 257 / 575 € (15921 siti); 40–49: 119 / 257 / 699 € (10524 siti); 50–59: 81 / 195 / 500 € (12321 siti); 60–69: 119 / 410 / 1377 € (3939 siti); 70+: 335 / 1224 / 3378 € (4448 siti).
Si nota che la fascia alta è più cara, ma la relazione non è perfettamente lineare: tra 40–49 e 50–59 la mediana scende. Il prezzo reale dipende anche da tematica, paese, traffico e qualità del sito, non solo dal punteggio di autorità.
Anche il paese cambia il quadro. Le mediane per paese vanno da 47 € per l'Ucraina a 731 € per la Germania; per l'Italia la mediana è di 432 € su 6846 siti, mentre in Francia è di 105 €, nel Regno Unito di 238 € e negli Stati Uniti di 191 €. Sono valori di mercato osservati nel catalogo, non una garanzia di guadagno per il tuo sito.
Per capire come ragionano i compratori e quanto valutano un link, ti consigliamo la pagina Prezzi e costo dei backlink e l'articolo prezzi dei backlink nel 2026 e come stimare il valore di un link. Un prezzo troppo alto rispetto alle metriche scoraggia gli ordini, uno troppo basso svaluta il tuo spazio editoriale.
Vendere link non significa cedere il sito. Ogni ordine passa da te: puoi rifiutare un argomento che non c'entra con il tuo pubblico, che tratta settori che preferisci non ospitare o che non rispetta la qualità che vuoi mantenere. Rifiutare non comporta penalizzazioni economiche: semplicemente non pubblichi e non vieni pagato per quell'ordine.
Hai anche il diritto di stabilire le regole di pubblicazione. Una scelta prudente è indicare chiaramente che il contenuto è sponsorizzato, con una dicitura visibile, e usare l'attributo rel="sponsored" sui link a pagamento. È la pratica che Google raccomanda per i collegamenti commerciali, e protegge la trasparenza verso i lettori.
Va detto con onestà: un link marcato come sponsorizzato trasmette meno segnali di posizionamento rispetto a uno editoriale classico, e alcuni inserzionisti preferiscono altri formati. Se non vuoi usare l'attributo, valuta con attenzione il rischio, perché le linee guida di Google considerano i link a pagamento senza qualifica una violazione. Per approfondire le differenze tra formati, leggi articoli sponsorizzati vs guest post.
Se vuoi conoscere meglio il lato commerciale, la pagina Vendere articoli sponsorizzati descrive il servizio dal punto di vista di chi pubblica.
Il rischio esiste e non va né minimizzato né esagerato. Google può intervenire su siti che vendono link in modo massiccio, non pertinente o senza dichiararli. Il pericolo non nasce dal vendere in sé, ma dal farlo senza regole: troppi articoli sponsorizzati, argomenti fuori tema, link verso siti di scarsa qualità.
Alcune buone pratiche riducono l'esposizione. Limita il numero di contenuti sponsorizzati rispetto agli articoli editoriali, accetta solo argomenti coerenti con la tua tematica, controlla il sito a cui punta il link e rifiuta quelli dubbi. Mantieni inoltre un ritmo di pubblicazione regolare e contenuti originali, così lo spazio sponsorizzato resta una parte minoritaria del sito.
Cura anche la qualità tecnica e linguistica degli articoli, che siano scritti dal cliente o commissionati. Un testo scadente, copiato o pieno di anchor text innaturali danneggia la reputazione del sito; per questo può essere utile conoscere la distribuzione degli anchor text e, più in generale, la strategia di link building nel 2026.
Infine, se sei anche tu un inserzionista o un professionista SEO, puoi confrontare il punto di vista di chi compra visitando Comprare backlink: prezzi e catalogo. Capire cosa cerca un cliente aiuta a costruire un'offerta più sostenibile nel tempo.
Sì, l'iscrizione per gli editori è gratuita. Registri il tuo sito, compili la scheda e decidi tu a quali condizioni ricevere ordini. Non è previsto alcun abbonamento per pubblicare la tua offerta.
Il prezzo lo fissi tu, come editore. Per orientarti puoi consultare l'indice dei prezzi del catalogo per fascia di autorità e per paese. Resta una tua scelta commerciale, modificabile in base alla domanda.
Il pagamento arriva dopo la pubblicazione dell'articolo. Prima di allora la somma versata dall'inserzionista è trattenuta dalla piattaforma. Se la pubblicazione non avviene entro il termine previsto, il cliente viene rimborsato.
Sì, hai la facoltà di rifiutare un ordine, ad esempio se l'argomento non è adatto al tuo sito o al tuo pubblico. In quel caso l'articolo non viene pubblicato e non c'è alcun pagamento per quell'ordine.
Può succedere se lo fai senza criterio: troppi contenuti a pagamento, temi fuori contesto, link non qualificati verso siti poco affidabili. Usare rel="sponsored", indicare chiaramente la natura sponsorizzata e selezionare gli ordini riduce il rischio, ma non lo elimina del tutto.